LA PRATICA

“Nella cultura occidentale di questo secolo”, scrive Carl Rogers, “c’è stato anche un accordo generale sulla realtà dei valori. Questo vangelo può essere enunciato molto semplicemente: Quanto più grande, tanto meglio; quanto prima, tanto meglio…” (Un modo di essere. Psycho. 1983 p. 93).
Il nostro è un mondo pieno, veloce, efficiente, trasformatore. Un attributo essenziale del mondo del Taiji e del Tao, viceversa, è il vuoto, con i suoi correlati fondamentali: il non fare o non agire, uno stato di silenzio interiore che predisponga all’ascolto di sé e dell’altro, un atteggiamento di osservazione senza giudizio.
All’inizio è facile avvicinarsi al mondo del Taiji con il nostro metro occidentale, con i nostri strumenti e ritmi. Così capita a tutti di sforzarsi per creare uno stato di vuoto, di impegnarsi per raggiungere il
rilassamento e la capacità di ascolto. Oppure di considerare il non agire come uno stato passivo, assente, lontano da ciò che noi associamo alla forza e alla vitalità.
“Credo che tu non abbia capito cosa voglia dire restare in ascolto. Non si tratta di tenere attivo qualcosa con la nostra volontà ed energia, è questione di lasciar andare. E’ come se tu, tenendo entrambe le mani fortemente premute sulle orecchie, ti andassi lamentando che non puoi sentire bene. Non c’è proprio nessuno sforzo per sentire meglio in questo caso, è sufficiente che tu lascia andare la tensione dei muscoli delle braccia che premono sulle orecchie e poi abbandoni le braccia lungo i fianchi, ed ecco
che improvvisamente senti meglio. Restare in ascolto è l’arte di non fare nulla, non fare nulla che ostacoli il sentire, tutto qui” (Franco Bottalo. Il volo del cuore. FinisTerrae, 2014 p. 45).
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sul vuoto e il non fare e poi lasciamo che l’energia del taiji ci indichi lentamente la strada e ci accompagni…

 

LA TEORIA

Nella lezione precedente abbiamo visto che la risonanza è un concetto fondamentale nel pensiero degli antichi taoisti. Perché la risonanza possa avere luogo, perché le onde delle frequenze si possano propagare, occorre uno spazio vuoto, una “cassa di risonanza”. Come potrebbe suonare una chitarra con la cassa armonica piena? Il vuoto è infatti uno degli elementi portanti dell’antica filosofia cinese: il vuoto, il non-fare, il cosiddetto “wuwei”.
La strada del vuoto, del non-agire, la risonanza con le leggi naturali è chiamata “la Via”, il “Tao”.
“Si ha un bel riunire trenta raggi in un mozzo, l’utilità della vettura dipende da ciò che non c’è;
Si ha un bel lavorare l’argilla per fare vasellame, l’utilità dell’argilla dipende da ciò che non c’è.
Si ha un bell’aprire porte e finestre per fare una casa, l’utilità della casa dipende da ciò che non c’è. Così, traendo partito da ciò che è, si utilizza ciò che non c’è” (Tao Te Ching, Cap. 11)

“Niente al mondo è più molle e debole dell’acqua, ma nell’avventarsi contro ciò che è duro e forte, niente può superarla. Senza sosta, essa penetra in ciò che non ha interstizi. … Così io so che il Non-agire ha il
sopravvento… “ (Tao Te Ching, cap. 43)

“Non ascoltare con le orecchie. Ascolta con la mente. No, non ascoltare con la mente, ascolta con il qi… Questo qi è il vuoto ricettivo a qualsiasi cosa. Il Tao (La Via) viene compreso attraverso il vuoto”
(Zhuangzi cap. 4)

tao

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tao= Via

Wei = fare indica il modo di agire degli esseri umani che cercano di raggiungere i loro obiettivi senza rispettare l’ordine naturale delle cose, spesso in opposizione ai processi spontanei della natura. Un “fare” ispirato dalla mente e dalla sua volontà, che non prevede un ascolto interiore, una “risonanza” con la natura e gli esseri che la animano. Wu è la particella di negazione, non. Il wu-wei = non-fare è quindi il contrario, un modo di agire in accordo con la natura, nel rispetto delle sue leggi fondamentali.

La connessione armonica con la natura è un sapere intrinseco e innato, di cui sono dotati tutti gli esseri, non una conoscenza acquisita. Solo l’uomo, durante il corso della vita, se ne allontana a poco a poco. Secondo il pensiero taoista, più l’essere umano acquisisce conoscenza e sapere, più diventa forte e potente, più si allontana da se stesso perdendo la capacità di attingere al suo sapere innato, alla sua “natura originaria”.
Il cammino consiste quindi nel “ricordare” e “ritrovare” quello che in origine era già dentro di sé: “Si, certo, quanto ho detto per la terapia vale anche per l’insegnamento. Si potrebbe anche dire che, più che di insegnare o curare, si tratta di aiutare a ricordare… Ricordare ciò che abbiamo dimenticato. Ricordare la limpida purezza che è racchiusa nel nostro corpo. Aiutare ad aprire gli spazi oscuri, a rompere l’involucro di pietra che ricopre la gemma preziosa della nostra consapevolezza…” (F: Bottalo.
Op. cit p. 90).
Tutte le discipline e le pratiche collegate al Tao hanno come base il “ricordare” e ritrovare la propria essenza e natura originaria.
Naturalezza per noi vuole dire spontaneità e improvvisazione. Per ottenerle, tuttavia, è necessario liberarsi dai meccanismi acquisiti che ci impediscono di “ricordare”. Il percorso che vi conduce è composto così di regole e di disciplina che hanno il compito di contrastare e sradicare gli automatismi antichi delle abitudini. Non a caso le arti che si basano su questo principio si chiamano “discipline” orientali: il Taiji Quan, come la meditazione, il tiro con l’arco, la cerimonia del tè e così via. La disciplina, la ripetizione di gesti, movimenti, rituali serve a liberare la mente ed il corpo fino a quando: “tutte le regole che hai così diligentemente imparato vengono meno, vengono meno semplicemente perché non servono più. Sono state utili a portarti qui, sui sentieri che hanno un Cuore. Ora che siamo giunti a destinazione, ci togliamo lo zaino della tecnica e della teoria dalle spalle, lo appoggiamo a terra, lo deponiamo e, liberi e leggeri, voliamo sulle ali del Cuore” (F. Bottalo. Op. cit. p 108)
La parola cinese per “risonanza”, Gan Ying, è composta da due ideogrammi: Gan = emozione,  sensazione, percezione, tocco, senso…+ Ying = rispondere, accettare, seguire…. La risonanza risponde, segue un impulso che riceve sotto forma di emozione, tocco… E’ interessante notare che tutti e due gli ideogrammi hanno al loro interno il carattere “cuore”.
Quasi a significare che è proprio il cuore il perno della risonanza, è ciò che ci permette di rispondere e sintonizzarci armonicamente con ciò che si trova intorno a noi.

gan ying

gan ying = risonanza

Il vuoto e il non-agire costituiscono l’essenza del Taiji come di altre forme di espressione artistica dell’Estremo Oriente. La calligrafia e la pittura, ad esempio, sono la rappresentazione con inchiostro e pennello di un gesto immediato, spontaneo, che venga direttamente dal cuore e dal nostro essere naturale, non mediato dalla razionalità e dalla riflessione. Allo stesso modo nel Taiji il movimento sarà l’espressione pura e immediata dell’energia interna, originaria, che attraversa libera e indisturbata il corpo.

calligrafia

calligrafia

 

xin

xin = cuore

Come scrive il M° Li Xiao Ming, “Kong- vuoto non vuole dire che non c’è nulla. Significa invece grande chiarezza al proprio interno senza che nulla offuschi la coscienza…” (Metodo pratico di autoelevazione col Qi Gong tradizionale cinese. Erga edizioni, 2008 p. 108).
Perseguire il vuoto dentro di sé, quindi, non è sinonimo di assenza, vuole dire fare spazio, liberare la
mente dai tanti pensieri che vi si accalcano, portando la luce della consapevolezza e la presenza mentale al proprio interno, fino a lasciar emergere la coscienza:
“Se c’è silenzio vuoto senza luce raggiante, il silenzio non è vero silenzio e il vuoto non è vero vuoto: è solo la grotta di un fantasma” ( Lu Tung-pin. Il segreto del Fiore d’Oro. Ubaldini, 1993 p. 61)
Uno degli esercizi fondamentali per lo sviluppo del vuoto e del non-fare è la meditazione in piedi, chiamata anche esercizio della palla o della montagna. Allena facoltà quali la calma, la perseveranza, la stabilità della mente, oltre a nutrire l’energia interna come la linfa di un albero, altro nome con il quale ci si riferisce allo stesso esercizio. La prossima lezione ci occuperemo di questo importante esercizio.

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