Copertina del libro "Mindfulness e cervello" di Daniel J. Siegel“Benvenuti in questo viaggio nel cuore delle nostre vite”.
E’ così che Daniel J. Siegel ci invita alla lettura del suo libro “Mindfulness e cervello” (Raffaello Cortina Editore), racconto preciso ed appassionante dell’incontro fra l’antica tradizione della consapevolezza e le nuove acquisizioni portate dalla neuroscienze.

La “Mindfulness”, ovvero la pratica della consapevolezza del momento presente, gode oggi di una notevole diffusione ed utilizzazione anche in ambito terapeutico (grazie alla ricerca ed ai protocolli del Dott. Kabath-Zinn), ma deriva da una tradizione antica e “universale”, come ci ricorda Siegel:
“Quasi tutte le culture hanno sviluppato delle pratiche che aiutano le persone a coltivare la consapevolezza del momento che stanno vivendo. Tutte le grandi religioni del mondo utilizzano dei metodi che permettono agli individui di focalizzare la loro attenzione, dalla meditazione alla preghiera, dallo yoga al tai chi. Ognuna di queste tradizioni ha il suo approccio specifico, ma tutte condividono il desiderio comune di focalizzare la propria consapevolezza in un modo che trasformi la vita delle persone. La consapevolezza mindful è un obiettivo universale delle culture umane”.

Siegel ha dedicato un importante studio (“La mente relazionale”) al ruolo determinante che le esperienze svolgono (e continuano a svolgere per l’intera durata della vita!) nello sviluppo e nella continua trasformazione della mente. “Relazioni interpersonali positive possono stimolare la crescita di fibre nervose integrative”, ricostruendo a poco a poco nuove connessioni e nuovi circuiti fra le varie parti del cervello. L’integrazione, come ci spiega Siegel, è alla base dell’equilibrio e del benessere psico-fisico.

Esperienze e relazioni interpersonali sane possono quindi avviare un processo di “resilienza neurale”, ovvero un risanamento a livello cerebrale di vecchie ferite impresse dalle esperienze, processo dagli effetti riequilibranti e risanatori sull’intero organismo.

Una parola chiave per questo processo di resilienza neurale è “sintonizzazione”, ovvero la possibilità di stabilire una connessione emotiva ed empatica, una comunicazione attenta e coerente che ci faccia sentire visti, sentiti e, soprattutto, capiti.

L’assenza di esperienze precoci di sintonizzazione si è rilevata una costante in diverse forme di disagio, di disregolazione delle emozioni, dell’attenzione e della memoria, di scarsa resistenza allo stress, con effetti destabilizzanti anche sul sistema immunitario. L’insieme di questi effetti nocivi può causare una modifica nell’attivazione dei geni, la cosiddetta epigenesi. Il DNA, quindi, resta immutato, ma la “scelta” di un percorso di attivazione piuttosto che un altro può essere influenzata. Questa “scelta” può essere importante per lo sviluppo o meno di patologie ereditarie, di atteggiamenti e disagi mentali, di caratteri. Le mutazioni epigenetiche dovute alle esperienze, infatti, durano nel tempo e sono trasmissibili di generazione in generazione.

La base dalla quale partire per sviluppare la sintonizzazione è la connessione con se stessi. “Essere mindful è un modo per diventare i propri migliori amici”, scrive Siegel. “Questo libro analizza in modo approfondito questo tipo di consapevolezza intendendo la mindfulness come una forma di relazione sana con se stessi”.

Siegel spiega quindi che stabilire una connessione con se stessi, vivere consapevolmente momento per momento, può avviare lo stesso meccanismo risanatore a livello cerebrale messo in evidenza dalle esperienze terapeutiche, da modelli sani di attaccamento, da una risonanza emotiva con il mondo esterno. Una vera e propria “integrazione neurale”.
“Ricerche preliminari sulla funzione cerebrale fanno pensare che la mindfulness modifichi il cervello. Perché il modo in cui prestate attenzione al momento presente modifica il vostro cervello? Perché promuove la plasticità neurale, il cambiamento delle connessioni neurali in risposta all’esperienza”.

Applicando i suoi studi sul cervello alla mindfulness, Siegel ipotizza che “Questo modo di sentirsi sentiti, o di sentirsi in connessione con il mondo, può aiutarci a comprendere come il fatto di mettersi in sintonia con se stessi possa promuovere, attraverso la consapevolezza mindful, le dimensioni fisiche e psicologiche del benessere”.
“L’essere presenti con consapevolezza mindful”, infatti, “promuove la salute nell’intero triangolo del benessere che coinvolge la mente, il cervello e le relazioni interpersonali”.

“Esaminando la dimensione neurale del funzionamento mentale e la sua possibile correlazione con la consapevolezza mindful”, continua Siegel, “possiamo ampliare la nostra comprensione del perché e del come la mindfulness favorisce i miglioramenti, ormai documentati, delle funzioni immunitarie, un senso interiore di benessere e un incremento della nostra capacità di stabilire e mantenere relazioni interpersonali soddisfacenti”.

La pratica della consapevolezza coinvolge ed integra varie zone del nostro cervello. Queste aree svolgono un ruolo fondamentale per il benessere, ci spiega Siegel, promuovendo funzioni importanti quali: la regolazione corporea, la comunicazione sintonizzata, l’equilibrio emotivo, la flessibilità della risposta, l’empatia, l’insight, la modulazione della paura, l’intuizione, la moralità.

“Questo stato di consapevolezza può coinvolgere in uno stato integrato coerente varie regioni del cervello, incluse aree importanti della corteccia e le aree subcorticali del sistema limbico e del tronco encefalico. L’integrazione neurale, in parte condotta da queste regioni frontali, può essere essenziale per creare un equilibrio basato sull’auto-regolazione”.

Credo sia inutile sottolineare l’importanza di queste scoperte in un momento nel quale, come ci ricorda Siegel, “Le relazioni umane che ci aiutano a plasmare le relazioni tra i nostri neuroni sono diventate drammaticamente poche. Non solo stiamo perdendo l’opportunità di sintonizzarci l’uno con l’altro, ma le vite frenetiche di molti di noi lasciano poco tempo anche per sintonizzarci con noi stessi”.

Emergono quindi sempre più evidenze a favore della pratica della consapevolezza, in qualunque sua espressione, dalla meditazione, al taiji, allo yoga, come strada verso il benessere personale, ma anche come strumento educativo, di armonizzazione e pacificazione. Attraverso la consapevolezza abbiamo infatti la possibilità di interrompere la trasmissione generazionale di quei residui traumatici che caratterizzano così spesso le nostre vite familiari, con gravi ricadute sulla salute, sul benessere personale, sulla realizzazione delle potenzialità.

“La mia speranza più profonda”, scrive Siegel, “è che aiutandoci l’un l’altro a entrare in sintonia con le nostre menti possiamo far superare a noi stessi e alla nostra cultura i molti riflessi automatici che hanno portato la comunità umana a percorrere vie tanto distruttive. Il potenziale umano di compassione ed empatia è grande”.

Condivido la sua speranza. Buon Natale!

(A cura di Barbara Fusco)

Daniel J. Siegel
Mindfulness e cervello
Raffaello Cortina Editore, 2009

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Mindfulness e cervello di Daniel J. Siegel
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